maratonina 3 comuniLa classica gara invernale della “3 Comuni” torna a splendere nel tradizionale tragitto da Nepi in giù (o sù, a seconda di come la vediamo), risistemato per l’occasione.

La nuova partenza è, infatti, allocata ad un presso dal ristoro, “riunendo”, in una sintesi ideale, inizio e fine. Una giornata magnifica – dato il periodo – ci ha allietati, a parte qualche folata di vento, che criticarla appare più che ingeneroso.

Si riemerge a fatica da un periodo letargico, in cui – si constata pure questa volta – i compagni di squadra sono invece tutti arzilli e lesti. Una riprova viene dal Ferrari che, pinocchiando un bluff, in mano aveva carte più che buone. Si butta un cip sul tavolo, tanto per far scena, ma al conseguente inevitabile rilancio bisogna lasciar perdere. Lo stesso può dirsi, a partire da Enzino Gianni, di quasi tutti (donne e uomini). Segno che, ancora, qualche manutenzione s’ha da fare.

Molti hanno saputo che “sono passato dall’altra parte”. Ma unicamente dal punto di vista anagrafico, restando in continuità, per quel che ne so, rispetto alle altre caratteristiche.

Segnalo solo un ‘caduto’, senza farne il nome. Quando il motore non va, se ne prende (sportivamente) atto, sicché a metà della “mitica” salitona, costui decide di attendere il “servizio scopa”. Beh, senza far facili battute, l’hanno lasciato in mezzo ad una strada, a congelare. Tanto che ha dovuto, suo malgrado, riprendere a correre per ritrovare in fretta un ricovero. In gare come queste, l’assistenza non può (e non deve) mancare... così come il piatto (multicolor) di questa 38esima edizione e il “cinque” del Presidentissimo 500 metri dall’arrivo.

Nessuno, però, ha compreso come andasse assunta quella enorme pasticca di integratore al gusto di latte che l’organizzazione ha inteso testare in questa occasione. Esclusa la possibilità di assumerla tutta in una volta, restava solo di farla sciogliere lentamente sotto la lingua. Probabilmente, nel terzo tempo, dopo averla colata sopra una spianata di polenta fumante.

Ad ogni modo, questa gara conferma la sua bellezza e pure tutte le sue asperità altimetriche che, probabilmente, sono parte integrante di un fascino che si conferma intatto, nonostante la signora non sia proprio una giovincella.

Dev’essere colpa dell’età se i primi due ristori erano praticamente attaccati, tanto che ad un novizio che, al km 6, chiedeva dove fosse il ristoro, qualcuno, tra il serio e il faceto, ha risposto: “A Nepi”.

 

Nonostante tutto DuemilaCori (o quasi) hanno battuto all’unisono. Mi piace pensarlo.